Progetto per un laboratorio al corso SOS interfacoltà. Università di Verona e Università Ca Foscari di Venezia
Area “mediatori”
Titolo: “Fare musica”. Percorso di conoscenza delle competenze musicali attraverso la manualità.
Contenuto
Il percorso parte dalla trasformazione di materie prime (legno, metallo, ecc) mirata alla costruzione di strumenti musicali
semplici rappresentativi della identità sonora individuale e/o di gruppo, per arrivare poi all’uso dei manufatti e all’impostazione di momenti espressivo-musicali.
Il progetto nasce dall’idea che l’utilizzo di più mediatori ha un effetto amplificatore sui risultati ottenibili dall’impiego
di un singolo mediatore. In questo caso i mediatori proposti sono il lavoro (terapia occupazionale) e la musica (musicoterapia). La parte relativa alla trasformazione della materia, e cioè il lavoro, oltre alle implicazioni
di natura fisica e matematica, avrà un valore in più perché finalizzata ad un orizzonte espressivo emotivo. Il momento espressivo musicale sarà più legato alla personalità dell’individuo; individuo che ha già rappresentato
qualcosa di sé costruendo lo strumento e che continuerà a rappresentarsi mediante l’uso dello strumento stesso producendo musica.
Questa attività spezza la logica del “flauto dolce” e richiede all’insegnante un grosso sforzo in termini di “messa in gioco”
di risorse personali profonde.
Un laboratorio così impostato può essere particolarmente indicato per l’insegnante di sostegno che deve affiancare ragazzi e
ragazze con sindrome di Down e ragazzi/e con ritardi generalizzati dell’apprendimento che manifestano scarsa motivazione.
Nei confronti dei primi è funzionale associare la musica ad un’attività di tipo manuale utile per far filtrare elementi di
sviluppo della manualità fine, di progettualità, di matematica, di fisica, di scienze. Inoltre, ma non secondariamente, con questo lavoro si promuove la consapevolezza della competenza musicale dei ragazzi/e Down come
elemento importante per l’espressione personale.
Per i secondi c’è da dire che in genere la musica potrebbe diventare un mezzo che agisce sulla motivazione e sull’attivazione
di un pensiero più aperto, ma spesso è invece un rifugio dal quale è difficile farli uscire. E’ necessario in questi casi lavorare ponendosi l’obiettivo di convertire l’interesse per la musica vissuta come rifugio (dal
ragazzo/a) a quella prodotta, mezzo di espressione. Per fare ciò è opportuno partire da lontano e non direttamente dalla musica stessa perché altrimenti si cozzerebbe contro gli schemi e i modelli del mondo musicale abituale.
Lavorando sulla costruzione degli strumenti si propone un modo per arrivare alla conoscenza della “musica che c’è dentro” attraverso una attività meno coinvolgente sul piano emotivo ma in questo caso motivata dai modelli
abituali (fare una ricerca relativa agli strumenti usati dai gruppi musicali più ascoltati e cercare di capire se si possono riprodurre a scuola).
Il laboratorio per il corso SOS
Per l’attuazione di questo laboratorio ritengo opportuno lavorare su moduli di tre incontri. In questo modo ci sarebbe la
possibilità di presentare e sperimentare materiali diversi nei primi due incontri dedicati alla costruzione degli strumenti e nel terzo incontro lavorare sull’uso dei manufatti e sulla consapevolezza musicale
acquisita.
Schema degli incontri
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Primo incontro |
Secondo incontro |
Terzo incontro |
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Presentazione degli attrezzi e trasformazione di materiali derivanti da vegetali (legno, vimini, cocco, bambù) e
finalizzare il lavoro alla costruzione di strumenti a percussione e a concussione. |
Lavorazione di materiali come legno e alluminio per la costruzione di strumenti armonici a percussione. |
Recupero dell’esperienza fisica ed emotiva (contatto con i materiali, progetto personale, emozioni vis- sute,
ecc); impostazione e attuazione del momento espressivo musicale con l’uso degli strumenti costruiti; considerazioni finali. |
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Durante i primi due incontri ci sarà modo di mettere in luce le possibilità applicative del laboratorio nel
lavoro degli insegnanti di sostegno |
Concludo
Le considerazioni sopra riportate sono frutto di lavoro di anni rivolto a persone diversamente abili in contesti riabilitativi.
Ritengo che la proposta possa essere molto utile se trasferita in un contesto educativo formativo e utilizzata per ridurre lo svantaggio dei ragazzi e delle ragazze con difficoltà scolastiche.
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